lunedì 30 aprile 2012

Commento postato su unionyoganet


In questo post si dice che
lo yoga agisce su 5 livelli. La parola kosha è abbinata al livello fisico, mentre credo che indichi qualsiasi corpo. Qual è il corpo intellettuale? Credo che faccia parte del livello mentale, e che nell'elenco dei 5 manchi il livello astrale.
La descrizione del pranayama è mancante di un suo obiettivo importante quale quello di implementare il prana, o come dice Sw Niranjananda la sua espansione.
Comunque, credo che queste inesattezze possano essere colmate rifacendosi al libro “Prana pranayama prana vidya”, dove i 5 corpi sono spiegati benissimo, così come il pranayama.
Sempre nello stesso post:
"Un aspetto importante della disciplina yoga è il RILASSAMENTO; questo, unito alle tecniche di CONCENTRAZIONE, ci può aiutare a trovare un equilibrio per lo spirito quando ci si trova in momenti di nervosismo, agitazione o rabbia, oppure quando si ha la mente troppo debole e stanca."
Lo spirito di per se non è mai squilibrato, secondo lo yoga rappresenta il vero sè, definito "Sat cit ananda". Squilibrio, nervosismo, agitazione o rabbia, debolezza e stanchezza non competono mai al nostro vero se che è perfetto come il sole. I problemi elencati in realtà non ci toccano e derivano da una osservazione ed un punto di vista esterno a noi stessi. Come se il sole si guardasse da qui in una giornata di pioggia e si disperasse pensando di non esistere più. Uno stato d'animo risolvibile uscendo da questo contesto e rientrando, sempre per il sole, in una considerazione più centrata su di se. Così lo yoga indica la strada per riscoprire la propria natura che è pura e riprendere a ragionare propriamente; un conto è considerare che siamo circondati dai problemi, un altro è sentirsi problematici.
Un altro passo del post:
"Nonostante sia difficile unire queste due concezioni di vita, riteniamo che sia molto importante, se non seguire, per lo meno capire i valori della cultura orientale."
Penso che sia più importante capire i valori della cultura orientale piuttosto che seguirla. Credo che questo atteggiamento valga nei confronti ed in presenza di tutte le culture e pensieri filosofici del pianeta. Ho personalmente sperimentato che assumere o seguire indicazioni esterne alla mia concezione mentale non è stato possibile. La conversione (il seguire del virgolettato) per me non ha funzionato. Nel tempo la mia mente ha presentato il conto che nel totale suggeriva di non ignorare i valori e le comprensioni che mi competevano, di confrontarmi con nuovi elementi e costruire nuove basi di partenza. Paragono il processo di avvicinamento ad un'asana alla metodologia di avvicinamento ad un'alta montagna, entrambi propedeutici al processo di avanzamento nella vita. Così come per scalare una montagna si stabilisce un obiettivo, ci si organizza e per prima cosa si stabilisce un campo base, lo si stabilizza e poi si avanza per stabilirne un'altro più avanzato, così approcciando un'asana ci si accosta, si raggiunge un punto che sia rilassabile, lo si stabilizza e consolida come fosse un campo base ed una volta acquisito quel punto si organizza uno spostamento in avanti con le stesse modalità. Ugualmente nella vita. Così la conversione repentina, ovvero l'assumere atteggiamenti, filosofie, stili di vita diversi, seguire culture diverse, ritengo che non funzioni in ottica evolutiva. Parlo sempre a titolo personale, non generalizzo ma poi mi guardo intorno e vedo cosa è successo e succede anche agli altri. Il salto quantico avviene in presenza di un fatto schoccante, come fu per S. Paolo la caduta da cavallo, o per Nitamo Montecucco il satori del sentirsi perso, od il risveglio accidentale di un chakra teorizzato da Sw Satyananda. Il processo yogico credo sia altra cosa. Non si scherza con la mente, che presenta sempre il conto. La mente non è rivoltabile come un calzino, la "prudente simpatia" suggerita da Krishna Chaitanya das (Claudio Rocchi), proprio mentre sentiva avvicinarsi il momento di lasciare il movimento che aveva abbracciato con tutte le sue braccia, è una metodologia preziosa che consiglio a tutti. Chi fa la scelta definitiva sentirà presto la propria mente protestare e sarà costretto, per tacitarla, a diventare sempre più rigido.
Queste sono considerazioni fatte guardando la proposta orientale da occidente, oppure in generale dal punto di vista del ricevente una cultura lontana, estranea.
Ora provo a fare considerazioni dall'altro punto di vista, dalla parte della cultura che si presenta in terra straniera. Questa, non può non tenere conto della comprensione e dello stato mentale di chi ascolta altrimenti assume un carattere colonialista ed arrogante. Trapiantare una cultura in terra straniera senza tener conto dello stato di chi riceve, rende l'operazione simile ad un atto di conquista, rendendo subalterno il ricevente.
Come insegnante di yoga e come formatore, sento il dovere di cercare di capire come lo yoga sia già presente in occidente e comunque dove mi trovo e con chi mi trovo ad operare; penso che lo yoga rappresenti un modo di procedere che può concretizzarsi con forme diverse. Per esempio: il vegetarianesimo che, nelle sue varie forme contribuisce a realizzare lo yoga dell'unione tra la persona e l'ambiente che lo circonda comprensivo degli animali, è una proposta da calibrare a seconda dello stato mentale di chi ascolta. A volte, anziché puntare su una scelta radicale, sarà più utile e funzionale al processo comprensivo ed evolutivo, andare per gradi. Allora potrebbe essere giusto, a seguito di considerazioni che riguardano il tempo, il luogo e la circostanza, proporre un argine alla mattanza, anziché proporre da subito un vegetarianesimo spinto e completo. Questa è una questione di metodo, quello che mi interessa di più dire è che sento che lo yoga e la sua proposta, siano pertinenti alla natura umana, mi piace cercarne la manifestazione anche dove non si sa che si chiama yoga. Così trovo molto yogico l'atteggiamento di molta cultura sciamanica, intesa come conoscenza del modo di avvicinare l'uomo alle forze ed energie che lo circondano. Così come trovo la cooperazione tra individui una cosa molto yogica, anche la sinergia tra classi sociali del varnashram dharma così come la visione di Menenio Agrippa nel suo apologo del ventre e delle membra.
Considero importante da parte di un insegnante di yoga ricercare e favorire il risveglio dell'unità già esistente all'interno di ogni uomo e non copiare incollare qualcosa di già preparato e già sperimentato in altri contesti.