martedì 28 agosto 2012

Yogasutra di Patanjali

Ricevo e volentieri pubblico.
A Enzo:

Yoga è una disciplina, ma si può definire a buon diritto una scienza, consolidata attraverso l’esperienza di migliaia di ricercatori, asceti, mistici, monaci, eremiti, studiosi.
Una scienza di portata immensa, che tocca tutti gli aspetti della personalità umana.
L’insegnante di yoga che non conosce i testi classici dello yoga è come un insegnante di letteratura che non conosce le opere di Omero, Dante e di Leopardi.
Gli Yogasutra di Patanjali sono da molti considerati il testo fondamentale dello yoga, in particolare da coloro che seguono un orientamento di tipo laico e non si sentono in particolare sintonia con l’insegnamento di tipo devozionale di un altro testo importante come la Bhagavad Gita.
Personalmente, faccio fatica a mettermi in sintonia con il messaggio di questo grande romanzo, pur essendo di facile lettura, mentre considero gli Yogasutra il libro più interessante che abbia mai letto nella mia vita.
Ma non sono l’unica a dirlo.
Oltre agli illustri commentatori, come Vyasa, Vivekananda, Satyananda, Elenjimittam, Desikachar, Osho e molti altri, gli Yogasutra vennero presi in considerazione anche da studiosi di psicanalisi, come Jung che si interessò a lungo di argomenti di yoga, mettendoli a confronto con i suoi studi di psichiatria e psicologia.
Conoscere l’opera di Patanjali non è impresa facile, per la difficoltà di traduzione e di interpretazione della lingua sanscrita e per la complessità della materia, ma lo sforzo di molti studiosi sinceramente appassionati ci permette di avere un testo leggibile e sufficientemente comprensibile.
Fra tutti i commentatori, io prediligo l’impostazione scientifica del Taimni, da molti considerato pedante e noioso. Mi soddisfano le lunghe spiegazioni alla luce del pensiero moderno e i confronti con quello antico che il suo testo offre senza ricorrere agli ideali religiosi.
Gli Yogasutra rimangono comunque un’opera avvolta nel mistero.
Nonostante lo sforzo di spiegare in modo razionale il suo contenuto, nulla è possibile dimostrare nel senso ordinario del temine, poiché i fatti dello Yoga fanno appello all’intuizione e non all’intelletto.
L’unica via possibile per la comprensione dello Yoga rimane la pratica.
Graziella