giovedì 14 marzo 2013

La mia corrispondenza


M'è stato chiesto di fare yoga presso un parco naturalistico, ecco la mia risposta:

Ciao!
conoscerci è stato piacevole ed approfondire sarebbe un’opportunità.
Grazie per l’invito che mi ha dato la possibilità di vedere quel bellissimo tratto del torrente che non conoscevo.
Esistono tante scuole di yoga, autorizzate o meno, ognuna con la sua diversa impostazione. Poi ci sono gli insegnanti di yoga, autorizzati o meno, che danno una loro impronta pedagogica a quanto vanno ad insegnare.
Io sono diplomato della scuola di yoga “Satyananda Ashram Italia”, sono iscritto alla YANI (associazione italiana insegnanti yoga) e sono abilitato dal CONI come Operatore di attività motorie.
Il Canyon Park mi ispira a ricercare lo yoga dell’unione tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda, meglio conosciuto da noi come sciamanesimo.
Per questo ho suggerito la celebrazione, sulla riva di quel torrente, del solstizio d’estate, un’occasione buona per ascoltare cosa le stagioni hanno da dirci che ci può interessare.
L’estate, tra altro, ci suggerisce di osservare la nostra maturazione, i frutti o successi che abbiamo conseguito nel periodo scorso, valutare il nostro grado di maturazione.
Quella festa, alla presenza del fuoco rituale, può rinnovare ogni anno il patto già in essere tra voi organizzatori e l’ambiente che vi ospita, di reciproco rispetto. Un patto che permetta a quell'ambiente di continuare ad esprimere la sua bellezza, stimolando noi umani ad esprimere la nostra.
Un programma vero e proprio.
Ho chiesto di creare intorno al tavolato adibito, eventualmente a sala yoga, delle pareti, anche rimovibili.
Perché?
Perché noi umani dobbiamo ricercare la bellezza dentro di noi, attingere all'origine della bellezza, al nostro nucleo centrale che è bellezza pura, per poi esprimerla nelle attività rivolte all'esterno.
Un progetto di crescita che nello yoga prende il nome di “scoperta del sé”, conosciuto come il più elevato dei doni che lo yoga può dare.
Una persona avanzata nello yoga può andare alla ricerca del sé anche in mezzo alla gente.
Per tutti gli altri è necessario un minimo di riservatezza.
Per questo motivo la richiesta delle pareti, anche rimovibili, anche non su tutti i lati.
Ho ricevuto richieste di persone che avrebbero voluto assistere ad una nostra classe di yoga; ho risposto: “Se vuoi partecipare sei ben accetto, se vuoi solo guardare disturbi tutti gli altri”.
Le sfilate le fanno i modelli o le modelle e quello è uno spettacolo. Non si può chiedere a tutti di fare altrettanto.
Yoga è un’altra cosa.
Fare yoga è la più intima delle attività. Durante le lezioni poi potremo uscire ed andarcene in giro, per esempio per la camminata radicata o consapevole, poi però servirà tornare per assorbire quanto fatto.
La formazione col CONI mi permette di facilitare l’approccio allo yoga utilizzando il corpo in modo logico; poi però è necessario andare oltre, per verificare se realmente abbiamo altre possibilità esistenziali ed espressive.

Dialogo con uno studente di yoga:
Anche tu come tutti, hai un fondo rispettabile di verità su cui puoi basare la tua personalità. Nel tempo puoi capire quali sono i tuoi talenti veri, e su quella verità basare le tue certezze.
....QUESTO PUNTO NON L'HO BEN CAPITO....
Nello yoga si identifica
la tua, come quella di tutti, essenza, e quella è indicata essere il vero sé, quello che non cambia col trascorrere del tempo, che non muore né può essere ucciso, che rimane in ogni caso.
Questo sé, che noi possiamo identificare come ciò che ci anima è indicato essere costituito da “sat cit e ananda”.
Come dire che se una casa, per esempio, è fatta da cemento, laterizio ed altro, il nostro vero sé è fatto di sat cit e ananda; questi sono indicati essere i suoi costituenti.
Sat è la conoscenza, cit è l’eternità, ananda è la felicità. Se così fosse viene da se che ogni volta che si incontra un essere vivente ci sarebbe da scansarsi, nel senso che ognuno di noi, secondo questa visione, ha una identità pura e rispettabilissima. Ecco perché i saggi fanno gli omaggi a tutti, belli e brutti, ignoranti e non. Perché sanno che la qualità di ognuno è elevata e che la condizione attuale è momentanea; guardano all'essenziale che non sparisce mai, può solo essere velato. Nonostante le nuvole nascondano il sole, sarebbe sciocco dire che non c’è più. Così vicissitudini varie ci vedono muovere in questi corpi diversi, momentanei. Il saggio non perde mai di vista l’essenza delle cose e sa che ognuno di noi soffre questa condizione terrestre. Ciò nonostante non perde di vista la sua essenza.
E’ importante quindi basarsi sul nostro vero sé, scoprire chi siamo veramente, che tipo di “sat cit ananda” siamo e sviluppare le nostre personali potenzialità. Un progetto enorme che può vederci impegnati in termini di eternità, anziché in termini di contingenza. Saper ricordare che la nostra vera identità non riguarda esclusivamente quello che facciamo, ovvero che operaio, dirigente od insegnante sono designazioni momentanee, che passeranno, è vedere un po' più in là del proprio naso.
Con questo non voglio incoraggiare l’alienazione dalla realtà che è fugace, anzi, penso che vada vissuta proprio per questo con più consapevolezza, studiando il perché stiamo vivendo proprio quella.

Enzo Girolami
Insegnante di Yoga