giovedì 31 dicembre 2015

Culto della personalità

Essere stato chiamato "illustre maestro" mi spinge a confrontarmi con le convinzioni che ho circa la legittimità di porre in capo ad una persona titoli, potere, responsabilità.
Metto da parte subito l'ipotesi scherno che in automatico ricade eventualmente su chi l'ha lanciato.
A questo riguardo ho una storia da raccontare.
Swami Satyananda, un indiano fondatore della scuola di yoga che mi ha fatto insegnante, si trovò, ad un certo punto della sua vita, ad insegnare yoga in un carcere degli Stati Uniti. Lui stesso racconta che quando incontrò i carcerati, alcuni di loro si presero beffe di lui, spintonandolo, offrendogli sigarette, deridendolo. Intorno agli anni '60. Lui, insegnante preparato, seppe dare a quelle persone una pratica di yoga così adeguata che alla fine della settimana di incontri quelle stesse persone lo avvicinarono e gli chiesero scusa per essere stati così maleducati nei suoi confronti, dimostrando così che lo yoga che avevano praticato aveva cambiato le loro coscienze.

Qualcuno ha detto che la presenza di eroi dimostra che quel popolo è in grosse difficoltà, ovvero non ha al suo interno risorse tali da toglierlo dagli impicci.
Credere in se stessi è un'altra cosa, non si aspettano soluzioni dall'esterno o da altre persone, si insiste sullo sviluppo e sulla scoperta dei propri talenti in un processo di incremento delle proprie potenzialità utilizzando la cooperazione con altre persone e tutte le sinergie possibili con altre forme energetiche.
Tutte le volte che cerchiamo soluzioni fuori dalla nostra sfera personale o sociale, andiamo ad alimentare un culto. Il culto può prendere la forma di una persona o di una ideologia.
Il dittatore diventa oggetto di culto perchè trova una schiera di sostenitori che hanno scarsa considerazione di se stessi.
Lo stesso principio vale per chi aspetta il "canestrino dal cielo".
 
Anche il gioco d'azzardo è la spia di una scarsa considerazione di sé, di una perdita di fiducia nelle proprie capacità di poter cambiare lo stato delle cose.
Il culto in una ideologia si concretizza con l'adesione a gruppi o comunità che seguono un percorso mentale pre determinato in cui si accettano solo contributi che sostengano e rinforzino l'idea fondante, spesso riferita ad una persona.

Nella conduzione degli stati democratici il potere è decentrato proprio per evitarne la concentrazione.
Così è anche a livello economico con l'applicazione del principio della libera concorrenza e della limitazione dei monopoli.
La democrazia per definizione è antitetica alla creazione di centri di potere eccessivo, sia economico sia politico.
Poi succede quello che succede, con la creazione di centri di potere che non dovrebbero esistere e di potentati economici che gestiscono troppa ricchezza.
Succede anche che il potere troppo diffuso e garantista faccia fatica a garantire la funzionalità e la fruibilità dei servizi sociali per via degli infiniti aspetti ed implicazioni collegati ad ogni mossa da fare od argomento affrontato.
Così la democrazia diventa la meno peggiore delle soluzioni ed in base al principio per cui ogni traguardo è solo una tappa, si sta già pensando di andare oltre il metodo democratico, dotandolo di correttivi più o meno mascherati che ne permettano una migliore funzionalità.

Un aspetto limitante a prescindere è che il metodo, qualsiasi esso sia, è applicato da persone in carne ed ossa che ovviamente sono limitate da condizioni sia oggettive sia soggettive.
Questo tipo di analisi porta ad abbracciare la teoria del meno peggio, in presenza di uomini limitati e di idee conseguentemente limitate.
Da una parte si può pensare ad un innalzamento della coscienza o consapevolezza generali, dall'altra possiamo ipotizzare la ricerca o costruzione di super uomini che guidino o servano tutti gli altri.
Innalzare la coscienza significa capire le cose, oppure adeguarsi?
Capire il mondo è il tentativo di ogni laico progressista; adeguarsi ad un organigramma di idee e di principi è l'atteggiamento dei confessionali, tutti quelli che accettano una soluzione pre determinata.
Ognuno di noi porta con se un pezzetto di verità (R. Panikkar), ossia tutti siamo veri, al di là dei giudizi.
Il lustro va dato a tutti od a nessuno; in ogni caso penso sia utile nel procedere della vita conservare ed usare la "prudente simpatia" suggeritami  dal vivo dal fu Claudio Rocchi(K.C.d.), cantautore e ricercatore.

lunedì 7 settembre 2015

L'etica ed una scatola di pelati

Oggi riesco a pubblicare un articolo dell'insegnante di yoga Emina che mi ha attratto fin dal titolo per il suo stile. Eccolo qui:


Emina mi ha autorizzato quindi buona lettura!
Alla fine dell'articolo c'è anche una interessante e semplice ricetta vegana da provare.

venerdì 31 luglio 2015

Politica e Yoga

Lo yoga proviene dal sub continente indiano e la politica dalla penisola balcanica.
Sulla rivista "Internazionale" trovo il giornalista indiano Ajaz Ashraf che accusa il primo ministro dell'India, signor Modi, di aver usato lo yoga per suo tornaconto economico, inducendo le mense scolastiche indiane a comprare cibo proveniente dallo stato da lui precedentemente governato.
Sempre per tornaconto, questa volta politico, avrebbe presentato la proposta per la giornata internazionale dello yoga, all'ONU, per contentare il suo elettorato induista. Ed altro come l'imposizione alla nazione delle proprie convinzioni.
Può darsi che il giornalista abbia una parte di ragione e questo va detto.
Poi si possono fare delle considerazioni.
L'induismo contiene gran parte delle istanze della società indiana; la storia è testimone della sua capacità di aver assorbito tutto, perfino l'islam.
Il signor Modi ha spiegato all'ONU cosa è, secondo lui, lo yoga.
"Lo yoga significa mente e corpo; pensiero e azione; dominio di sé e auto realizzazione; armonia tra uomo e natura; un approccio olistico tra salute e benessere"
Per avere il significato della parola yoga credo si debba andare alla sua etimologia; in questo modo si ottengono più significati che compongono la soluzione.
Corpo e mente, pensiero ed azione sono tra gli oggetti di studio e sperimentazione indicati dallo yoga.
Il dominio di se richiama qualcosa di oppressivo; penso si possa dire meglio disponibilità delle proprie potenzialità, un qualcosa di simile all'usucapione, nel senso che non posseggo niente ma quello che ho lo uso.
L'auto realizzazione è una cosa molto avanzata, direi pertinente allo stato di samadhi.
Lo yoga propone la ricerca del sè e la sua apoteosi è l'autorealizzazione.
Armonizzare è una modalità che si usa spesso nelle pratiche di yoga.
Armonia dentro il corpo e dentro la mente, armonia tra il corpo e la mente, armonia con se stessi, armonia sociale, armonia con i luoghi che ci troviamo ad abitare.
L'armonia rende ogni cosa olistica; credo che salute e benessere debbano armonizzarsi così tanto da diventare una cosa sola, ed armonizzarsi poi con i tempi civici, quali quello del lavoro, ma anche della vacanza e del vivere in generale.
Qui entra in ballo la politica, non intesa come gestione del potere ma come capacità visionaria di immaginare uno stato di fatto proporzionale alle migliori aspirazioni umane.
A proposito di armonia e sinergia, Menenio Agrippa (500 a.c.) parlò ai rivoltosi spiegando come tutte le classi sociali possano contribuire collaborando al buon funzionamento dell'insieme.
Nello yoga ad un cero punto si parla di yama e niyama, suggerimenti riguardanti il singolo e la società.
Faccio due esempi, aparigraha e santosa, condividere e saper gioire. Un buon politico dovrebbe ricercare il modo per favorire queste qualità nelle persone.
Le istituzioni, qualora dovessero servire, andrebbero modulate a favore dello sviluppo delle migliori prospettive, non solo per reiterare il potere temporale nazionale.
Sui testi antichi dell'India c'è scritto che grandi demoni facevano yoga per diventare più potenti.
Quindi è il fine, l'obiettivo finale, che fa la differenza.
L'organizzazione sociale di riferimento dello yoga è la società indiana, comprensiva del sistema delle caste.
Forse la prima cosa da fare, come ha indicato il sign. Patanjali è confrontarsi con yama e niyama, suggerimenti personali e sociali, e partire da lì.
Ci sono tantissime scuole di yoga, ciascuna specializzata in argomenti specifici.
Si intende per yoga quello dettato da Krishna nella Bhagavad gita o quello tratteggiato da Patanjali, o da Svatmarama; bhakty yoga o hatha yoga, nada yoga o laya yoga?
In India, patria dello yoga, non sempre le cose sono state fatte bene.
Come da noi; padri della democrazia, ma nefandezze ne sono state fatte a bizzeffe anche qui.
C'è lo yoga Vajsnava che si rifà a Dio e quello mayavadi che si limita a descriverne gli effetti.
Penso che il mondo dello yoga abbia l'opportunità di dialogare per portare all'uomo il meglio di sé.
Il sign. Caytania, pochi secoli fa teorizzò la concomitanza di uguale e diverso; e la tolleranza è subito conseguente.
Yoga non è una religione perché comunemente per religione si intende una confessione con un riferimento ideale. Yoga invece è pratico, ed è usato anche dai religiosi.
La democrazia applicata in India non ha lo stesso risultato che ha qui perché lì c'è una cultura con altre basi.
Uguale per lo yoga, da noi si capisce con la nostra testa, condizionata, e la nostra esperienza sciamanica è in linea con lo yoga.
Lo sciamanesimo ha gli stessi fini dello yoga che punta all'armonia con se stessi, nella società e con l'ambiente. E lo sciamano usa lo yoga, anche se non sa che si chiama così.
L'alchimia sarebbe il favorire tante armonie diverse sulla superficie di questo pianeta. Diversi insiemi armonici che proprio perché tali possono sfiorarsi, unirsi e dividersi, in tanti modi quanti possono essere i mandala.
Guardando alle pazzie che avvengono sul pianeta, si nota assenza di equilibrio.