mercoledì 13 novembre 2019

La conflittualità

"Elementi di conflitto interiore possono essere il rancore, l'ostilità, il senso di inferiorità, il perfezionismo, la dipendenza psicologica, l'irascibilità, ciò che viene avvertito come limite od ostacolo."
Sto leggendo dal libro "La meditazione come terapia" di Maurizio Morelli, edizioni red!.
"La conflittualità va trasformata in servizio e l'azione egoistica in altruistica."
Praticamente possiamo ispirarci più alle api ed alle formiche(animali sociali) che ai gatti selvatici(animali solitari).
"Il nostro agire altruistico ci rende sicuramente migliori ma c'è il rischio di trasferire la conflittualità ad un campo più vasto. L'unica soluzione sta nell'offrire le proprie azioni a Dio, un sacrificio che rende sacro il fare."
Giusta soluzione! C'è un racconto nell'antica letteratura indiana che parla di un ricercatore che, accortosi dell'impossibilità di fare cose buone con la mente, escogita uno stratagemma per affibbiare la propria mente a Dio.
Maurizio definisce il fatto di chiamare in causa Dio un "piccolo scatto"; Schopenhauer lo definirebbe un suicidio laico.
Maurizio definisce la strada di Dio un "orientamento spirituale"; mi permetto di dissentire finché non sarà chiaro cosa si intende per "spiritualità".
Chi crede in Dio ha la sua soluzione già confezionata o già messa nel mirino mentale, ma per tutti gli altri? E' necessario parlare anche ad atei ed agnostici.
Per loro può valere il ragionamento di ridurre il conflitto a quello che è, un moto derivante dal primario istinto di sopravvivenza.
Quindi, se per esempio uno ci rimane male perché è criticato, può considerare che nessuno sta minando la sua personalità che rimane tutta da definire e da costruire.
I pericoli derivanti dall'ego o cervello primitivo possono essere limitati col servizio di devozione; per i credenti dedicato a Dio, per gli altri dedicato a qualcosa di simile.
Anche i non credenti sanno che il mondo e la vita sono costituiti da un insieme di interazioni di cui non si scorge l'inizio; per loro l'allargamento di vedute che lima le pulsioni egoistiche potrà essere l'ambiente, la natura, l'universo, la proporzione del sé rispetto al tutto, la ricerca della modalità comune, il modo sciamanico che colloca la persona dentro l'ambiente in cui vive.
Va da sé che anche allargando i propri orizzonti l'ego rischia di riprodursi ugualmente, mascherato, edulcorato, nascosto ma sempre presente, come se avessimo sempre la possibilità di scegliere chi seguire, a chi dare retta fra queste due parti della mente, quella egoistica e quella più ampia.
C'é anche la possibilità di farle interagire, di dare dignità a tutt'e due, accettando la modalità duale; in attesa della eventuale possibilità di andare oltre il dualismo lo si accetta e lo si frequenta, con tutte le sue sfaccettature, i suoi rischi e pericoli, interni ed esterni, lasciando, appunto, anche la pretesa di essere perfetti.

mercoledì 6 novembre 2019